Fontanella Acqua Pubblica Via Luigi Tamburrano
C’è una fontanella, a Colli Aniene, che non si nota subito.
Non è nel cuore del parco, non è incorniciata dal verde, non è “da fotografia”.
Sta lì, su un margine.
La fontanella sul confine: dove le differenze si incontrano. Il nasone di via tamburrano
Un punto di passaggio più che di sosta.
Un crocevia sottile, quasi invisibile, dove si incontrano due mondi:
da una parte gli immobili del Comune di Roma, dall’altra quelli di proprietà privata.
Due logiche diverse.
Due modi di vivere lo spazio.
Due idee, a volte distanti, di casa.
Eppure, proprio lì, scorre acqua.
Un confine che non divide
Quella fontanella non sceglie.
Non fa distinzione tra chi passa.
È posizionata in un punto che potrebbe sembrare neutro, ma neutro non lo è affatto.
È uno spazio di intersezione.
Da una parte palazzi che raccontano una storia pubblica, collettiva, regolata.
Dall’altra abitazioni private, con le loro dinamiche, le loro scelte, le loro identità.
Nel mezzo, una presenza semplice.
Una fontanella che continua a fare il suo lavoro.
Senza chiedere chi sei.
Senza chiedere da dove vieni.
A pochi passi, un’altra storia
A pochi metri da lì, ce n’è un’altra.
Più interna, più “protetta” dal parco.
Ma è chiusa.
Non scorre più.
E’ stata oggetto di un altro racconto, perché anche il silenzio, a volte, ha qualcosa da dire.
Questa invece no.
Questa resiste.
L’acqua come punto d’incontro
Se ti fermi ad osservare, capisci che quella fontanella non è solo un punto di ristoro.
È un punto di contatto.
Qui si incrociano vite diverse.
Routine che non si parlano, ma si sfiorano.
C’è chi passa di fretta, una bottiglia al volo, chi si ferma, magari per fa rifocillare il suo cagnolino, chi la usa senza farci troppo caso.
E poi ci sono loro.
Le famiglie che arrivano con le loro case su ruote.
Con tempi diversi, con abitudini diverse.
Arrivano con le taniche vuote.
Ripartono con acqua.
Semplice.
Una scena che non chiede giudizio
Non fanno rumore.
Si muovono con una naturalezza che sembra fuori posto solo agli occhi di chi non è abituato a guardare davvero.
Riempiono.
Chiudono.
Ripartono.
E in quel gesto, così essenziale, c’è qualcosa che racconta più di tante parole.
Non è folklore.
Non è invasione.
Non è nemmeno integrazione, nel senso in cui spesso la intendiamo.
È convivenza.
Cruda, reale, quotidiana.
Un equilibrio che non ha bisogno di essere spiegato, ma solo osservato.
Come certe storie raccontate da Fabrizio De André,
dove gli ultimi non chiedono spazio.
Se lo prendono, semplicemente vivendo.
La dignità delle cose semplici
Questa fontanella non ha nulla di straordinario.
Non è bella.
Non è centrale.
Non è “importante”.
Eppure fa qualcosa che molti spazi più curati non riescono a fare.
Tiene insieme.
Senza proclami.
Senza cartelli.
Senza intenzioni dichiarate.
Offre acqua.
E basta.
Uno sguardo diverso sul quartiere
Forse il punto non è la fontanella.
Forse il punto è dove si trova.
E cosa succede intorno.
Colli Aniene è piena di spazi così.
Luoghi che sembrano marginali, ma che in realtà raccontano molto più del centro della scena.
Basta fermarsi.
Guardare.
E accettare che non tutto deve essere ordinato per essere giusto.
Questa fontanella continua a scorrere.
Giorno dopo giorno.
Indifferente alle differenze.
Indifferente alle proprietà.
E forse è proprio questo il suo valore più grande.
In un punto dove tutto potrebbe dividere, lei unisce.
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